Müller Thurgau – “El Picena”

Vino bianco, aromatico e sapido, nasce su terrazzamenti arditi in Val di Cembra

I nostri vigneti si trovano a Faver (Val di Cembra, Trentino), su campi terrazzati che raggiungono pendenze del 35-40%, poco o per nulla meccanizzabili. Sono coltivati interamente a mano e secondo il metodo biologico: due aspetti che, dal nostro punto di vista, riempiono di valore e di significati ogni bottiglia.

Le viti di Müller hanno tra i 30 e i 40 anni, sono coltivate in parte a pergola (nei campi più in quota, a circa 750 metri di altitudine a monte del paese di Faver) e in parte a guyot, nei campi in località Setegola, a valle del paese, verso il torrente Avisio. Un luogo che è un emblema della viticoltura verticale, con i suoi muri a secco alti fino a 5 metri.

Su uno di questi muri, una data incisa nella pietra ci mostra l’anno in cui è terminata la costruzione di questa opera maestosa: 1857. La famiglia di Paolo racconta che a intraprendere questo immane lavoro siano stati 7 fratelli e che abbiano dedicato ben 9 anni della loro vita a questa impresa. C’è da crederci!

La gradinata mozzafiato dei terrazzi di Setegola è completamente circondata dal bosco. È una posizione che ha tanti vantaggi, tra cui il principale è forse quello di poter praticare il metodo biologico senza alcun rischio di deriva o contaminazione. Ma anche qualche inconveniente, come le visite regolari di cervi, caprioli, uccelli, ghiri… che spesso e volentieri fanno grandi scorpacciate della nostra uva. Comunque sia, è un vigneto spettacolare e potercene prendere cura è per noi un privilegio.

Setegola Faver terrazzamenti

Qui nasce il nostro Müller Thurgau – “El Picena”, un vino bianco aromatico e sapido, che racconta il terreno porfirico della Val di Cembra e i profumi della montagna. Schietto e sincero, ma mai arrogante. Ne produciamo pochissime bottiglie: poco più di un migliaio.

Ma chi era il Picena?

Protagonista di un’antica leggenda cembrana, el Picena era un sarto protestante di origine svizzere, che lottò fino alla morte per difendere la propria libertà.

La leggenda del Picena

Era veramente un tipo strano, il sarto dei baroni a Prato, proprietari del Castello di Segonzano. Piccolo di statura, storto, brutto in volto e nel corpo, riusciva tuttavia a strabiliare le donne grazie all’abilità con cui sapeva tagliare le stoffe e cucirle in abiti meravigliosi. Era tedesco o svizzero, nessuno lo sapeva con esattezza, anche perché l’ometto parlava molto male l’italiano e si esprimeva in grugniti gutturali senza senso. Tutto cominciò quando le guardie che presidiavano il ponte di Cantilaga, presso il castello di Segonzano, videro un omino gobbo che scendeva a dorso di mulo dalla sponda destra dell’Avisio percorrendo il sentiero della Corvaia: fermarono il piccolo uomo e provarono ad interrogarlo, ma da questi ottennero solo suoni a loro incomprensibili. Lo bloccarono quindi, pur col timore di trovarsi di fronte ad una creatura diabolica. Lo condussero al cospetto del Signore del castello e il Barone, che fortunatamente era una persona abbastanza acculturata, comprese che quella parlata dallo sconosciuto non era la lingua dell’inferno, bensì un dialetto tedesco, e decise di tenerlo alle sue dipendenze, a cambio di vitto e alloggio in una casupola nei pressi del castello. In breve tempo il Picena si conquistò la fiducia della baronessa, che in verità non aveva mai visto vestiti così preziosi, sgargianti e leggeri: era veramente un dono del cielo, quel sarto. L’idillio però terminò bruscamente quando la Contessa scopri che l’uomo non frequentava le Sante messe perché era di religione protestante. La Contessa tentò quindi di convincerlo a convertirsi: lui rifiutò, e all’insistere della donna scappò via inseguito dalle guardie; per fuggire si arrampicò su un fico cresciuto su uno strapiombo. Il ramo su cui era salito si spezzò facendolo cadere sulle rocce sottostanti. L’ometto, morente, strisciò fino ad una piccola grotta lì vicino. La Contessa fece chiamare subito un prete per cercare di salvargli l’anima almeno in fin di vita. Ma il sarto svizzero, alla vista del sacerdote, si mise a gridare: «Via quel mostro! Via quel mostro!», per poi esalare l’ultimo respiro. Da allora, nelle notti di luna piena, lo spettro del Picena vaga senza pace, aggirandosi negli anfratti più bui del castello e trovando temporaneo riposo all’interno del “Bus del Picena”.

 

Tutti i volti del Picena

Ci piace dire e ridire sempre che il vino è un prodotto vivo, che nasce dalla terra, dall’aria, dal sole. Certo, il vignaiolo fa la sua grande parte sia in campo che in cantina, ma è la natura che fa la differenza. Questo fa sì che ogni anno il vino sia diverso dall’annata precedente, con la sua identità, il suo carattere, i suoi tratti distintivi. Ecco perché abbiamo deciso che ogni anno i nostri vini meritano un’etichetta diversa, legata unicamente al vino di quell’annata. Un’etichetta che riporta un’illustrazione realizzata a mano, così come a mano coltiviamo i nostri campi. Ogni anno le nostre etichette sono realizzate da artiste/i diverse/i, che interpretano, secondo la propria sensibilità e creatività, il carattere di quel vino.

Picena Muller Thurgau 2023

Il Picena 2023 è stato illustrato per noi da Michela Eccli

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Picena Muller Thurgau 2024

Il Picena 2024 è stato illustrato per noi da Federica Bordoni

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Una bottiglia costa € 15.